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16/03/2015

PRECARI DELL’UNIVERSITA’. FACCIAMO CHIAREZZA SUI CRITERI DI ACCESSO AI CONTRATTI DI RICERCA RTDB. PRESENTATA INTERROGAZIONE ALLA MINISTRA GIANNINI (MIUR)

PRECARI DELL’UNIVERSITA’. FACCIAMO CHIAREZZA SUI CRITERI DI ACCESSO AI CONTRATTI DI RICERCA RTDB.  PRESENTATA INTERROGAZIONE ALLA MINISTRA GIANNINI (MIUR)

Sei su dieci sono precari con contratti atipici (dati Miur 2012). E il futuro non lascia intravvedere prospettive migliori. Ma per i ricercatori e i docenti a contratto delle università italiane l’instabilità lavorativa non è l’unico problema a trasformare il sogno di una cattedra in un incubo. 


In particolare tra chi si occupa di ricerca (dottorandi, ricercatori a tempo determinato e indeterminato e assegnisti di ricerca), le difficoltà iniziano già dalla decriptazione dei criteri d’accesso ai contratti a tempo determinato previsti dalla Legge Gelmini (n. 240/ 2010). La normativa in questione infatti, oltre ad aver precarizzato la figura del ricercatore (sostituendo quelli a tempo indeterminato, destinati a sparire, con i ricercatori a tempo determinato), ha reso un enigma l’accesso agli incarichi, con tanto di interpretazioni discordanti non solo tra i diversi Atenei, ma anche tra Tar e Miur. 


Per far luce sulle ambiguità che il testo tuttora presenta, ho recentemente presentato un’interrogazione parlamentare alla Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini

"se non ritenga opportuno emanare una nota che chiarisca e renda equi per tutti i candidati i criteri di accesso alle procedure selettive per il reclutamento dei ricercatori interpretandoli alla luce del principio del favor partecipationis così come già espresso dal Ministero".


In attesa della risposta della Ministra, non nuoce ricordare che negli ultimi anni non è stata solo la riforma Gelmini ad aver avuto ricadute negative sulle condizioni dei precari della ricerca: il blocco del turnover, lo stop ai concorsi pubblici, il definanziamento dell’università e della ricerca, hanno fatto il resto.

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