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22/10/2014

Una battaglia contro il consumo del suolo

Una battaglia contro il consumo del suolo

I temi della tutela del nostro territorio e del nostro paesaggio sono sempre stati al centro della mia attività da Ministro e continuano ad esserlo in quella parlamentare.

Negli ultimi cinquant’anni, infatti, il territorio italiano è cambiato radicalmente. Alla fine degli anni Sessanta su una superficie totale di 30 milioni di ettari, 18 milioni erano destinati all’agricoltura. Nell’arco di poco più di quarant’anni la superficie agricola è scesa al di sotto di 13 milioni di ettari: una perdita pari a Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme.

Una delle principali responsabili di tale contrazione è l’inarrestabile avanzata della cementificazione. Ogni giorno in Italia il cemento divora 100 ettari di superficie agricola. Sono dati preoccupanti che rilevano un fenomeno estremamente dannoso soprattutto in quanto irreversibile.

A causa della cospicua avanzata del cemento, negli ultimi decenni il territorio italiano ha subito uno stravolgimento mai visto nella storia che ha profondamente compromesso le sue potenzialità ambientali, paesaggistiche e produttive. La cementificazione sconsiderata del territorio (in un paese già ricco di abitazioni) causa molti più danni di quanti benefici possa procurare la crescita del settore edile. Lo sviluppo economico imperniato sul cemento rappresenta una soluzione apparente ai problemi economici e sociali provocati dall’attuale crisi. I benefici che porta sono a breve termine mentre le ricadute dei danni che crea si riverseranno, ampliandosi, sulle generazioni a venire. Il territorio compromesso dal cemento non sarà più in grado di svolgere le sue funzioni produttive. Perderà il fascino che attira da tempo milioni di turisti. Sarà sempre più soggetto al dissesto idrogeologico subendo i danni di frane, alluvioni, inondazioni. Le drammatiche vicende di Genova e Parma sono – in questi giorni - sotto gli occhi di tutti.

Ma i danni ambientali non finiscono qui. La cementificazione compromette anche le capacità del suolo di assorbire anidride carbonica alterando la sfera climatica, distrugge e frammenta gli habitat naturali e interferisce con i corridoi migratori delle specie selvatiche. E poiché si tende a costruire prevalentemente nelle zone pianeggianti, che possiedono la maggior vocazione agricola, si finisce anche per erodere la sicurezza alimentare nazionale (attualmente abbiamo una capacità di auto approvvigionamento alimentare di circa l’80%).

Sia per tutelare i terreni e la produttività agricola sia per fermare la distruzione di uno dei territori più belli del pianeta, durante il mio mandato da Ministro delle Politiche agricole del governo Monti, ho presentato un disegno di legge governativo che aveva l’obiettivo di arrestare la cementificazione ed indirizzare l’edilizia e le infrastrutture verso il riutilizzo di aree già cementificate.

Questo disegno di legge purtroppo non è riuscito ad arrivare in Aula durante il governo Monti e pertanto non è stato discusso dal Parlamento. I tempi erano oggettivamente stretti e i ritardi della Conferenza Stato-Regioni uniti allo scioglimento anticipato delle Camere hanno ulteriormente giocato a sfavore del compimento dell’iter parlamentare.

Ho ripresentato lo stesso disegno di legge in qualità di deputato di Scelta Civica, all’inizio dell’attuale legislatura con l’atto Camera n. 948 del 15 maggio 2013 raccogliendo l’appoggio di 31 colleghi di vari schieramenti politici. Il 5 giugno 2013 la mia proposta di legge è stata assegnata alle Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura in sede Referente.

Contemporaneamente sono state presentate alla Camera dei Deputati altre proposte di legge sullo stesso argomento a prima firma dei seguenti colleghi: Massimo De Rosa (Movimento 5 stelle), Franco Bordo (Sel), Monica Faenzi (Forza Italia).

Il 24 luglio 2013 la proposta di legge Catania è stata abbinata a quella di Bordo. Poi tutto si ferma ad eccezione di una serie di audizioni informali.

Sette mesi dopo, ovvero il 3 febbraio 2014, viene presentato un altro disegno di legge sull’argomento, questa volta da parte del Governo Letta promosso dall’allora Ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo intitolato “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”, atto Camera 2039, che ricalca sostanzialmente la mia proposta. Circa un mese dopo, il 6 marzo, il testo governativo viene abbinato dalle Commissioni riunite (Ambiente e Agricoltura) alle altre proposte di legge presentate. Contestualmente viene nominato un comitato ristretto che dalla sua costituzione si è riunito 4 volte, l’ultima delle quali il 28 maggio 2014.

A questo punto tutto si ferma. Perché? Ci sono diversi ordini di questioni concorrenti a fermare l’iter parlamentare. La prima è la convinzione, trasversale e molto diffusa, che non sia questo il momento di proteggere il territorio mentre sarebbe importante rilanciare  il settore delle costruzioni, che resta il più rapido propulsore economico in grado di dare risultati nel breve periodo (i danni provocati sul medio e lungo periodo tendono a non destare preoccupazioni politiche !). Invece di puntare ad nuovo modello di sviluppo, fondato su cultura, innovazione tecnologica, green economy e produzioni di qualità, si ripropone il vecchio mantra delle costruzioni. Siamo pieni di capannoni ed alloggi vuoti, ma se ne vorrebbero ancora.

La seconda riguarda una moltitudine di interessi forti radicati sul territorio che sono frutto della commistione tra politica locale e la filiera del cemento e delle costruzioni. Questo intreccio di interessi è alla base della cementificazione avvenuta in Italia ed appare duro a morire. A parole tutti oggi riconoscono che l’edilizia dovrebbe essere riorientata verso la riqualificazione di aree già costruite (degradate o inutilizzate) ma in realtà si ritiene più semplice praticare le vecchie formule e consumare nuovo suolo vergine.

L’assenza di normativa che regoli il consumo di suolo non edificato e la melmosità delle norme urbanistiche sono state e continuano ad essere funzionali alla cementificazione. Con il paradosso che ora si fa il processo alle sovraintendenze – che certamente non sono esenti da colpe - perché bloccano l’edilizia (!) quando in realtà non hanno mai avuto la forza politica di arginare lo scempio che si è fatto del territorio.

Per tutte queste ragioni la legge sul consumo del suolo resta un crocevia fondamentale per il futuro del nostro paese.

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